martedì 4 settembre 2012

MICROCHIP NEURALE: ITALIA, GERMANIA E ISRAELE IN PRIMA LINEA PER IL NUOVO ORDINE MONDIALE


Inarrestabile! Il progetto di impiantare un microchip nella nostra testa continua ad appassionare l'élite illuminata e l'impressione che se ne ricava è che costoro abbiano anche una certa fretta. Non c'è verso: prima o poi troveranno la scusa giusta per impiantarci questo benedetto - o maledetto - chip.

Non è una caso che per giustificare l'impianto del piccolo marchingegno vengano carezzate le corde più sensibili dell'animo umano: una volta è per tenere sotto controllo la salute, un'altra volta è per garantire la sicurezza e l'impegno scolastico degli studenti, un'altra volta ancora per consentirci di comunicare con una sorta di telefono cellulare impiantato nel nostro corpo.


Questa volta tocca di nuovo alla medicina. Come riportano i maggiori siti di informazione italiana (La Stampa, Ansa, Libero, ecc..), un consorzio tra scienziati italiani, israeliani e tedeschi coordinato da Stefano Vassanelli , neurofisiologo al Dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova, ha ha sviluppato un microchip di silicio impiantabile nel cervello e capace di stabilire una comunicazione bi-direzionale e ad alta risoluzione con neuroni cerebrali - alquanto inquietante -.



Non è chiaro se l'impianto del microchip è definitivo o temporaneo. Non sono chiare le controindicazioni per una tecnologia così invasiva, che, come dichiarato dai ricercatori, è in grado di "stabilire una comunicazione bi-direzionale", cioè il chip è in grado sia di trasmettere dati che di riceverli. Ricevare dati per fare cosa? Manipolare le aree del cervello colpite dal Parkinson? E se fosse possibile manipolare le aree del cevello sane? Ai posteri l'ardua sentenza.


Altra possibilità di impiantare un microchip proviene dal settore oculistico.
Un microchip ha mostrato i risultati impensati, una volta impiantato dietro la retina. Uno dei pazienti dichiara: “Ho cominciato a vedere i primi flash di luce. Sono rimasto meravigliato”. Le persone non vedenti potrebbero tornare alla luce con un occhio bionico, grazie a una retina artificiale che, impiantata nell’occhio dei pazienti, disegna le immagini con la luce che gli arriva dall’esterno e le trasmette al cervello attraverso i nervi ottici esattamente come una retina vera. La retina artificiale è stata creata da scienziati tedeschi ed é stata impiantata con successo negli occhi di tre pazienti colpiti da degenerazione retinica a causa di una malattia ereditaria.



FONTI:
il navigatore curioso
segni dal cielo

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